Andreas Umland

 

Vasile Rotaru e Andreas Umland

(Traduzione: Eleonora Laura M. Rizzi)

 

Le mosse della Russia in Crimea e nell’Ucraina sud-orientale hanno portato la Nato a rafforzare il principio di solidarietà all’interno dell’Alleanza Nordatlantica e a potenziarne le capacità complessive. In particolare, le mosse della Russia hanno spinto la Romania e la Polonia, i due nuovi membri della Nato più estesi territorialmente, entrati a far parte dell’Alleanza Nordatlantica dopo il 1999, a provare a ridefinire le loro posizioni di assetto all’interno sia della Nato che dell’Ue.

Fino a ora Bucarest e Varsavia non avevano mai avuto un’occasione per distinguersi all’interno della Nato. Tuttavia, visto il confine condiviso tra Romania e Ucraina, e visti i confini che la Polonia condivide con Ucraina e Russia (si consideri anche l’“exclave” russa di Kaliningrad), i due paesi hanno messo in atto due strategie di collaborazione regionale volte a guadagnare una maggiore influenza negli assetti di Nato e Ue: si tratta del gruppo dei Bucharest Nine (B9) e della Three Seas Initiative (3SI).

Il B9 è un’iniziativa di cooperazione conosciuta dalla maggior parte dei nuovi membri della Nato. Il gruppo è sorto per iniziativa del presidente romeno Klaus Iohannis e del presidente polacco Andrzej Duda nel novembre del 2015, da una proposta formulata durante il Summit degli stati dell’Europa Centro-Orientale a Bucarest. I paesi che hanno aderito, ossia Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Repubblica Slovacca, si sono impegnati per la creazione di un gruppo di cooperazione speciale a livello regionale a sostegno delle iniziative Nato, volte a migliorare soprattutto la sicurezza e la stabilità tra le aree del Mar Baltico e del Mar Nero. La Three Seas Initiative (con riferimento al Mar Adriatico, al Mar Nero e al Mar Baltico) è stata concepita un anno dopo, nell’agosto 2016, durante il Dubrovnik Forum, in cui il presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarović, seguendo la linea di Duda, ha lanciato l’intenzione di creare nell’Ue un asse Europeo nord-sud con lo scopo di rafforzare la cooperazione economica dell’Europa centrale e orientale. Questo assetto comprende i paesi del B9 con l’aggiunta dell’Austria, della Croazia e della Slovenia.

Entrambe le iniziative potrebbero ulteriormente consolidarsi, soprattutto di fronte al sorgere di quelle che vengono percepite come nuove minacce alla sicurezza regionale, in particolare la crescente assertività della Russia di Putin. Tuttavia, l’una e l’altra hanno finora avuto un riscontro geopolitico di poco rilievo. Allo stato attuale, infatti, le due proposte non cambiano in linea di principio la struttura istituzionale dell’Europa centro-orientale, e non sono state ancora accolte con molto interesse e buona predisposizione dai leader politici dell’Europa occidentale. Soltanto Washington ha finora mostrato un certo supporto per entrambe le proposte. Nel novembre 2016, l’americana Rose Gottemoeller, vice-segretario generale della Nato ha partecipato al B9 Summit a Bucarest nel corso della sua prima visita ufficiale in uno stato alleato. Nel luglio 2017, Donald Trump ha partecipato al Summit di Varsavia organizzato dal 3SI definendolo un evento di “incredibile successo”.

La presenza di Trump all’incontro di Varsavia è riuscita a portare il 3SI all’attenzione del pubblico internazionale. A Bruxelles sono stati anche sollevati sospetti sul fatto che questo evento avrebbe potuto portare maggiori vantaggi agli interessi degli Stati Uniti piuttosto che all’Ue. Molti funzionari tedeschi, tra cui la cancelliera Merkel, ritengono infatti che il 3SI costituisca un tentativo di dividere l’Ue e di riequilibrare i ruoli di Germania e Francia nell’Unione. Ivan Jakovčić, europarlamentare croato, ha di fatto rilevato come questa iniziativa finirebbe in realtà per indebolire l’Europa e ridurre l’influenza globale dell’Ue. Il 3SI è stato infatti creato in virtù della resistenza di alcuni paesi dell’Europa centrale e orientale in contrasto alla crescente pressione esercitata da un lato da Francia e Germania, in vista di una più solida integrazione all’interno dell’Ue, e dall’altro dalla promozione di una politica statunitense all’insegna del motto “America First”.

Nonostante i cittadini della Polonia si ritengano decisamente pro-europei, l’attuale governo ultra-conservatore è sembrato privilegiare più i rapporti con Washington che non quelli con Bruxelles. Il governo polacco si è, di fatto, scontrato con l’Ue sulle questioni relative a una redistribuzione dei rifugiati su scala Europea, così come sul principio di indipendenza dei Tribunali, dei media e delle Ong.

Bucarest, al contrario, sostiene in maniera decisamente convinta sia l’Ue sia la Nato, e promuove una politica estera più in linea con la sensibilità europeista del popolo romeno (un sondaggio dell’ottobre 2017, Parlametru, ha rilevato che il 61% dei cittadini romeni pensano che il loro paese abbia ricevuto vantaggi grazie all’ingresso nell’UE). Sembrerebbe dunque che Bucarest veda tanto il B9 quanto il 3SI, più come strumenti per potenziare i legami Ue-Nato e la cooperazione tra Europa orientale e occidentale, che non come mezzi di divisione all’interno del mondo occidentale.

La presenza di Polonia e Romania sia nel gruppo del B9 che del 3SI potrebbe in prospettiva rendere più sicure le frontiere orientali di Ue e Nato. Entrambi i paesi ospitano comparti del sistema di difesa missilistico della Nato, ed entrambi manifestano interessi di tipo strategico verso i paesi non-membri con cui confinano sulla sponda orientale, interessi che hanno una matrice storica, culturale, e linguistica (la Polonia con l’Ucraina e la Bielorussia; la Romania con la Moldavia). Bucarest e Varsavia sembrano aver imparato la lezione delle dispute controproducenti del passato tra la Black Sea Synergy (BSS) da un lato – un progetto di Romania, Bulgaria e Grecia lanciato nel 2008 con l’obiettivo di aumentare la collaborazione dell’Ue con Armenia, Azerbaijan, Georgia, Repubblica di Moldavia, Russia, Turchia, e Ucraina – e, dall’altro lato, il Partenariato Orientale (Eastern Partnership – EaP) – un’iniziativa polacco-svedese che mirava ad avvicinare il più possibile Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Repubblica di Moldavia, Georgia e Ucraina all’Ue, senza però offrire loro la prospettiva di entrare a farne parte come membri. Alla fine, il BSS è stato trascurato poiché la Romania, il promotore più importante di questa iniziativa, ha incominciato a esprimere un supporto più esplicito verso la EaP. Nel caso del B9 e del 3SI, Bucarest e Varsavia hanno quindi incominciato a collaborare sin dall’inizio in modo da consolidare in maniera congiunta l’intera frontiera orientale dell’Ue e della Nato.

Nelle loro disposizioni attuali, tuttavia, sia il B9 sia il 3SI migliorano soltanto in maniera marginale la stabilità, la sicurezza e la prosperità dell’Europa centro-orientale. Non è chiaro, per esempio, se il 3SI può sostanzialmente migliorare in virtù dell’iniziativa dell’Ue del Trans-European Transport Networks (TEN-T), di maggior durata, ben finanziata, e decisamente più completa, che include tutti i Paesi membri del 3SI e, dal 2017, alcuni paesi di rilievo dell’EaP. A quanto si legge sul sito ufficiale del TEN-T, l’iniziativa “sostiene il completamento di 30 Progetti Prioritari, a rappresentazione dell’alto valore aggiunto europeo, e di progetti di comune interesse e di sistemi di gestione del traffico che svolgeranno un ruolo centrale nel facilitare la mobilità di merci e persone all’interno dell’Ue”. Allo stesso modo, rimane da capire quali strumenti l’attuale gruppo B9 potrà fornire all’area regionale in termini di sicurezza, che potrebbero andare ben oltre le garanzie, le attività e le risorse già predisposte, comunque, dalla Nato ai suoi Stati Membri orientali. Senza significative missioni di carattere distinguibile e autonomo, il B9 e il 3SI potrebbero restare meramente dei club-intellettuali senza far riscontrare un impatto rilevante. Gli incontri di questi due gruppi potrebbero anche fungere come occasioni di estraniamento dagli altri Paesi Europei, e niente affatto come momenti per una loro inclusione.

Una modalità evidente per il B9 e il 3SI di dare valore aggiunto allo status quo sarebbe quello di avviare un’apertura alla Georgia, alla Moldavia, e all’Ucraina, che sono indirettamente in relazione con cui tutti Paesi membri di entrambe le iniziative per via del programma dell’EaP promosso dall’Ue. Questi tre Paesi dell’EaP e i 28 Stati Membri dell’Ue nel periodo 2014-2017 hanno ratificato degli accordi di associazione di ampia portata che includono non soltanto clausole di tipo economico, ma anche obblighi reciproci per quanto riguarda la politica estera e il settore della sicurezza in modo da allineare in maniera graduale questi Paesi partner agli Stati Membri Ue. Prendendo in considerazione i tre Paesi dell’EaP, diventerebbe chiaro sia alle nazioni di questi progetti in corso, che alle istituzioni centrali dell’UE, che alla sede centrale della Nato, perché siano stati creati il B9 e il 3SI e con quale scopo. I due gruppi (di cooperazione) otterrebbero compiti chiaramente definibili, completamente distinti e importanti: sarebbero chiamati a rafforzare la dimensione orientale della Politica Europea di Vicinato (PEV) e a sostenere l’attuazione degli accordi di associazione dell’Unione.

Soprattutto, nel prossimo futuro, il 3SI e il B9 potrebbero essere di sostengono in modo significativo per lo sviluppo e la sicurezza di quei paesi post-sovietici già vicini all’Ue, per quanto appartengano ad una “zona grigia” dell’Europa e si trovino, quindi, ad affrontare rischi particolarmente elevati e delle sfide impegnative. Una volta incluse anche Ucraina, Moldavia e Georgia, il B9 e il 3SI potranno contribuire a integrare i tre partner orientali dell’Ue a livello internazionale e a posizionarli geo-politicamente e geo-economicamente. Entrambe le iniziative potrebbero diventare, in termini pratici e simbolici, i principali motori dell’integrazione Euro-Atlantica dei tre membri dell’EaP (Partenariato Orientale), e potrebbero colmare attraverso una concretezza sia politica che economica i loro processi associativi, contribuendo a rendere preparati questi Paesi per la futura adesione alle due principali organizzazioni dell’Occidente (Ue e Nato). A Mosca si è rilevato che gli attuali membri del 3SI e del B9 hanno interessi comuni con Ucraina, Moldavia e Georgia, e che la stabilità, la sicurezza e la prosperità di questi stati post-sovietici rivestono un’importanza per l’intera regione dell’Europa centro-orientale – sia sotto la protezione o meno della Nato e dell’Ue.

Allineandosi ufficialmente ai tre paesi della zona grigia, i membri del 3SI e del B9 avrebbero aumentato la posta in gioco nella regione orientale dell’Ue ai fini di una possibile escalation delle tensioni con la Russia. È certo che né il 3SI né il B9 sono attori politici internazionali paragonabili all’Ue e alla Nato. Infatti non sarebbero in grado di aiutare molto l’Ucraina, la Georgia e la Moldavia nella risoluzione delle loro problematiche territoriali con la Russia. Tuttavia, la loro espansione verso est sarebbe ancora nell’interesse dell’alleanza euro-atlantica e del suo vicinato orientale. Aumentando un’inclusione internazionale e una resilienza nazionale di Georgia, Moldavia e Ucraina, le due iniziative aiuterebbero non solo questi tre paesi, ma anche gli attuali singoli membri del 3SI e del B9 a migliorare la propria posizione geopolitica. Più i Paesi del Partenariato Orientale (EaP) diventeranno forti e stabili, maggiori saranno le condizioni in termini di sicurezza internazionale di Polonia, Romania e degli altri paesi membri. Ultimo aspetto ma non meno importante, le due nuove organizzazioni aiuteranno l’Ue e la Nato a compiere le loro missioni oltre i loro attuali confini orientali.

Finora, un allargamento a Est del 3SI e del B9 non è stato discusso pubblicamente – né tra gli Stati Membri che fanno parte di questi due gruppi di cooperazione, né tra i potenziali nuovi membri. Presumibilmente, vi sono importanti parti interessate o addirittura interi governi nazionali all’interno del B9 e del 3SI che sarebbero refrattari ad una loro estensione oltre i confini attuali. Sarà necessario, quindi, un dibattito più ampio guidato da attori di Ucraina, Georgia, e Moldavia, nonché dei loro sostenitori all’interno del B9 e del 3SI per mettere all’ordine del giorno questa riconfigurazione. Potrebbe anche essere necessario un accordo esplicito o addirittura un incoraggiamento attivo per la ridefinizione delle due iniziative da parte di Washington, Bruxelles, Berlino e Parigi. Il B9 e il 3SI potrebbero iniziare a riempire gradualmente l’attuale “vacuum” in termini di sicurezza per quella “zona grigia” dell’est europeo.

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